Giocare è una cosa seria!

C’è questo libretto di School of Life che Noemi ha piazzato su uno dei nostri tavolini qui in negozio. Al mio rientro dal mese di polmonite l’ho trovato aperto su una pagina in cui c’è scritto a caratteri cubitali: PLAY NOT WORK.
E sì. Proprio vero. Mi ricordo che un tempo, soltanto pochi anni fa, giocavo di più. Nel senso, per quanto anche adesso credo di avere forti componenti di infantilismo, che in alcuni casi vanno bene in altri proprio no, devo dire che proprio ho la testa molto più pesante. Per esempio, mi ricordo che nel 2013 un paio di volte ho corso sui prati ridendo, nel 2014 ho visto molto più concerti che nel 2019, nel 2015 ho visitato musei, nel 2016 è nata Neve, nel 2017 sono tornato ad amare l’albero di Natale. Poi mi sa che sono diventato più serio. Sarà che sono diventato padre e devo ogni tanto fare anche quello autoritario altrimenti Neve, come si dice in gergo, “ce se rmagna”. Però mi dico che dovrei togliermi un po’ di infantilismo di dosso e giocare molto seriamente. Cioè, essere assolutamente composto nel mio volermi ritagliare dello spazio nella testa per tornare a correre sui prati.



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